Vol. 8 No. 4 December 2002 – Kislev-Tevet 5763
Questa mattina mentre partecipavo alla Shacharit (la Preghiera Mattutina settimanale), dallo Jewish Art Scroll Siddur (libro di preghiera), mi è balzato agli occhi un certo passo. Ho letto questo brano forse centinaia di volte, ma non mi ha mai toccato come oggi. Forse è perché stamattina c’è stato un altro attentato suicida in Israele, che ha ucciso e ferito dei bambini innocenti. O forse perché Israele è ancora una volta in mezzo alle elezioni. In qualunque dei due casi, sono stato attratto da questi versi.
Il passo a cui mi sto riferendo viene letto ogni giovedì mattina come parte del servizio di preghiera quotidiano; è il Tehilim (Salmo) 18. Lo cito direttamente dallo Siddur:
Tehillim 81.1 Al maestro del coro. Sulla Gittit. Salmo di Assaf. Cantate con giubilo a D-o, nostra forza; mandate grida di gioia al D-o di Giacobbe. Innalzate un canto e fate risuonare il tamburello, l’arpa melodiosa con la lira. Suonate lo shofar alla nuova luna alla luna piena nel giorno della nostra festa. Poiché questo è uno statuto per Israele, una legge del D-o di Giacobbe. Egli lo stabilì come una testimonianza in Giuseppe, quando uscì contro il paese di Egitto. Allora io udii un linguaggio che non comprendevo: «O Israele, io ho sottratto le tue spalle ai pesi; le tue mani hanno deposto la cesta. Nella sventura tu gridasti a me e io ti liberai; ti risposi nascosto nel tuono, ti misi alla prova alle acque di Meriba. (Sela) Ascolta, o popolo mio, e ti ammonirò. O Israele, se tu mi ascoltassi! Non vi sia in mezzo a te alcun dio straniero e non adorare alcun dio forestiero. Sono HaShem, il D-o tuo, che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto; apri la tua bocca e io la riempirò. Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce e Israele non mi ha ubbidito. Perciò li abbandonai alla durezza del loro cuore, affinché camminassero secondo i loro consigli. Oh, se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse nelle mie vie! Umilierei subito i suoi nemici e volgerei la mia mano contro i suoi avversari. Quelli che odiano HaShem gli sarebbero sottomessi, e la loro sorte sarebbe segnata per sempre. E io lo nutrirei (Israele) con fior di frumento e lo sazierei di miele che stilla dalla roccia».
Israele è forse uno dei paesi più secolari sulla terra oggi. Quando parla della sua difesa, loda le sue forze armate e la sua abilità nel difendersi. Vanta la superiorità delle sue armi e decanta il fatto di aver la capacità di annichilire qualsiasi paese che lo possa attaccare.
Raramente però si sente parlare di D-o o delle sue promesse. Per l’israeliano medio, D-o non fa parte dell’equazione, per questo si fa così influenzare dall’opinione pubblica e dal governo degli Stati Uniti.
Negli ultimi 13 anni Israele ha avuto cinque primi ministri, tuttavia ciascuno di essi non ha portato un cambiamento radicale. Il terrorismo arabo è ancora una minaccia, nonostante chi è stato o è al potere. La politica basilare di restrizione praticata da ogni nuovo leader non è il prodotto del suo governo ma piuttosto il risultato delle pressioni del mondo, in particolare degli Stati Uniti. Allora che differenza fa il primo ministro?
Gli ebrei ortodossi sono gli zeloti religiosi attaccati alla terra, ma sono soltanto una frazione della popolazione. Ma D-o non è interessato alla religione; “le opere senza la fede sono morte”. Così in generale, queste persone possono essere sostanzialmente classificate come i Farisei moderni. Il giudaismo farisaico era il giudaismo del primo secolo. Non ha impedito ad Israele di andare in esilio e non funzionerà neanche adesso.
Gli ebrei conservatori sono la setta più vasta del giudaismo. Leggono la porzione di Scrittura succitata ogni giovedì mattina nel servizio di Shacharit. Se pensate che colpisca i loro cuori come è successo al mio, vi sbagliate. Sono ancora estremamente liberali e, paragonati a ciò che D-o si aspetta da noi, sono molto secolari.
Ciò che mi viene in mente pensando a tutto ciò e considerando le Scritture succitate alla luce degli eventi attuali, è che D-o sta ancora rimproverando Israele. Nonostante Israele sia ritornato nel paese, non è ancora tornato al suo primo amore. Sta ancora adorando gli idoli, che siano idoli dell’egoismo, del secolarismo, dell’opinione pubblica e dell’America. D-o lo ha ovviamente portato sull’orlo dell’esasperazione, ma non è ancora caduto in basso. Spera ancora che un primo ministro nuovo e forse più dinamico possa negoziare e trarlo fuori dal ginepraio in cui si trova. Le armi più sofisticate sono inefficaci contro gli attentatori suicidi e tutta la polizia del mondo non può fermare il terrorismo.
Israele si sta dirigendo verso una guerra ed io credo che sarà la madre di tutte le guerre; quella predetta da Ezechiele nel capitolo 39. Mi rattrista che ci vorrà questo e altro, prima che Israele alla fine riconosca di aver sbagliato, ma prima o poi succederà.
Zechariyah 12.10 “Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito”.
Yeshua si rivelerà ad Israele come colui che è stato da loro rifiutato, come colui che è stato trafitto, ed allora essi saranno salvati. Se solo non dovessero passare tutto questo, per comprendere la verità!
Tehillim 81… Oh, se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse nelle mie vie! Umilierei subito i suoi nemici e volgerei la mia mano contro i suoi avversari.
Vieni presto Messia Yeshua, e redimi Israele da tutti i suoi problemi…

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